Alitalia …

… di seguito trovate un commento assai perspicace su Alitalia e su aspetti non secondari volutamente dimenticati dai mezzi di (dis)informazione pubblicato da questo ottimo blog: http://orizzonte48.blogspot.it

“Come non ricordare infatti il 1998, quando proprio un’Alitalia IN ATTIVO, guidata da un manager che vi era entrato coi calzoni corti e un Presidente ingegnere aeronautico (fatto quasi illogico nella nostra mentalità politico-industriale), stava per trasformarsi, con l’intelligente fusione con l’olandese KLM, nella più grande compagnia aerea europea, con due hub altamente atrategici, Roma e Malpensa. Proprio l’apertura dello scalo varesino segnò l’inizio del crollo di Alitalia: la politica non solo si adoperò intensamente in infuocati conflitti campanilistici, più consoni al Basso Medioevo che non agli albori del terzo millennio, ma addirittura non mosse un dito quando l’UE, oltre a bloccare il trasferimento degli slot da Linate a Malpensa, decise che il prestito chiesto da Alitalia allo Stato, a condizioni bancarie estremamente più dure di quelle concesse da Francia e Spagna quasi nello stesso periodo ai loro rispettivi vettori di “bandiera”, non era da inquadrarsi come un’operazione finanziaria (sarebbe servita per uniformare la flotta di lungo raggio a quella olandese mediante l’acquisto di Boeing 747 di ultima generazione….), bensì come un aiuto di Stato e quindi passibile di sanzioni durissime, quali l’impossibilità di acquisire nuovi aerei, di praticare le tariffe più vantaggiose e di aprire nuovi scali. L’apertura di Malpensa da riscossa si trasformò in “de profundis”.
Una situazione che si sarebbe potuta evitare se solo una politica fino a quel momento scellerata (e pure dopo, purtroppo), avesse fatto quadrato e si fosse opposta. Invece l’unico a contrastare questo diktat dettato dalle lobbies di Bruxelles, fu l’allora a.d. Domenico Cempella, che citò l’Unione alla corte dell’Aia e vinse dopo tre anni di processi con una sentenza che obbligava l’UE a risarcire con 900 milioni di euro Alitalia per i danni subiti: soldi che non mi risulta siano mai arrivati</i>.”

E ci sorprendiamo che il limite del deficit pubblico al 3% sia fatto valere solo per l’Italia, mentre Francia e Spagna sforano allegramente e si prendono non solo il plauso dei critici nostrani dell’eccesso di spesa pubblica, ma anche…il nostro sistema industriale! E, ancora oggi, nonostante questa storia dimenticata (che non sentirete mai da un Santoro o a Ballarò, impegnati ad “adorare” l’Europa…che ci salva), la nostra classe politica continua a macinare antiitalianità. E i media prevalenti a propinarcela.

Sentite ancora:
“(la) ubriacatura mediatica di quel periodo (i “giornaloni”, ndr.)…individuava i colpevoli del disastro nei dipendenti fannulloni e privilegiati.. Si era trovato l’italico capro espiatorio. Peccato che i numeri dicessero il contrario (li avete mai sentiti a Ballarò o da Santoro?), che il costo del lavoro in Alitalia fosse il più basso in assoluto, inferiore alla media europea, mentre invece le spese per l’organizzazione della compagnia costassero ben il 94% dei ricavi, contro la media europea del 63% (ormai Malpensa “segata” dall’Europa, e il mandarinato mandato a gestire da entrambi i “poli”, stavano dando i
loro…frutti, ndr.)
….Ma dove l’arte dell’harakiri raggiunge il suo culmine è nella cura proposta dal nuovo staff per rilanciare Alitalia, che, in pratica, licenzia circa 10.000 lavoratori tra i più anziani ed esperti (in un campo dove il know-how fa la differenza, è un autogol…notevole), e punta alla resurrezione in un piano denominato “Fenice”…mantenendo Alitalia nell’eterno limbo dimensionale di una compagnia troppo piccola per essere n vettore globale e troppo grande per uno regionale a strutturando la flotta principalmente sul medio e corto raggio, pensando che basti far scendere il costo del lavoro per battere le low cost o mettersi sotto l’ombrello del monopolio delle rotte nazionali, imposto dallo Stato per fare ricavi, dimenticandosi dei treni ad alta velocità…”.

 

Se il vostro metabolismo basale risulta alterato a seguito di questa lettura … è normale! Anormale, invece, sarebbe rimanere impassibili di fronte a tanta cialtroneria e inettitudine da parte dei nostri “politici di professione”.

O.

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L’Italia dei cialtroni …

… affidereste l’incarico di progettare un parcheggio pluripiano ad un ingegnere che in passato ha commesso errori nei calcoli strutturali tali da comportare il crollo di un edificio pubblico?

… conferireste l’incarico di dirigere un’importante società ad un manager il cui curriculum è costituito da fallimenti?

… depositereste i vostri risparmi presso una banca diretta da un AD (Amministratore Delegato) privo di conoscenze nel settore finanziario ed economico?

Se le vostre risposte sono negative significa che non risiedete in Italia, dove la norma consiste nel nominare, appunto, incapaci di professione ma di sicura e certa fede politica…

O.

Deutschland über alles …

… non crediate che la Signora Merkel cambierà atteggiamento e politica nei confronti dell’Unione europea e degli Stati membri “spendaccioni”. La Signora è stata rieletta per la terza volta a ricoprire l’incarico di Cancelliere e questo per un semplice motivo: ha saputo difendere meglio di chiunque altro gli interessi dei tedeschi.

Non vedo, quindi, alcuna ragione per cui debba arrischiarsi a mutare atteggiamento su di un argomento assai sentito in Germania e dimostrarsi meno inflessibile nei confronti nostri o della Spagna, Portogallo o della Grecia. La politica del “rigore espansivo” proseguirà … almeno fino a quando la Germania ne trarrà profitto.

O.

 

 

Silenzio, parla il pregiudicato! …

… ieri, a reti unificate, un noto pregiudicato ha parlato agli italiani per lamentarsi dei torti subiti da un’ingiusta giustizia.

Il Presidente della Repubblica, sempre così solerte nel ricordare il rispetto delle Istituzioni, non ha ritenuto necessario emanare commenti circa l’intervento televisivo. Era troppo preso a redarguire quei cattivoni del M5S, rei di aver criticato il Presidente della Camera.

 

O.

Ce lo chiede l’Europa … !!

… quante volte abbiamo sentito pronunciare dai nostri politici la frase “ce lo chiede l’Europa”?

Ma, trattati alla mano, può effettivamente l’Europa chiedere, ovvero imporre manovre finanziarie drastiche agli Stati membri?

Questo è quanto prevede l’art. 5 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 9 maggio 2008):

  • Gli Stati membri coordinano le loro politiche economiche nell’ambito dell’Unione. A tal fine il Consiglio adotta delle misure, in particolare gli indirizzi di massima per dette politiche. Agli Stati membri la cui moneta è l’euro si applicano disposizioni specifiche.
  • L’Unione prende misure per assicurare il coordinamento delle politiche occupazionali degli Stati membri, in particolare definendo gli orientamenti per dette politiche.
  • L’Unione può prendere iniziative per assicurare il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri.

Il verbo che ricorre di più è: C O O R D I N A R E.

 Non solo, ma se si controlla la nostra Costituzione si rileva che nei “Principi fondamentali” l’articolo 11 stabilisce che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Pertanto, visto l’articolo 5 del TFUE nonché l’articolo 11 della nostra Costituzione, non si capisce in base a quali principi giuridici i nostri politici abbiano accettato, senza la benché minima esitazione, imposizioni dalla UE accompagnate da limitazioni alla nostra sovranità.

 

O.