La montagna non uccide …

… non è la montagna che uccide, ma sono l’ignoranza, la superficialità, l’arroganza, l’inesperienza, la fretta che provocano i morti di questi giorni.

Dopo una nevicata (bastano 20 cm. per provocare una valanga su determinati pendii) è buona regola aspettare una decina di giorni prima di fare del fuori pista. Bisogna dare modo al manto nevoso di assestarsi e alle valanghe di superficie di scendere.

Purtroppo questa regola di buon senso è ignorata sempre d più: bisogna essere i primi a scendere sui pendii immacolati. Se non fai la tua traccia sei uno sfigato, un perdente, un imbranato.

Ma in montagna il rischio “Zero” non esiste e ogni minimo errore può essere pagato con costi elevati, anche con la vita. In montagna (come in mare … ) bisogna collegare il proprio cervello con gli occhi. Guai ad andare in giro con le sinapsi in “off mode”!

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13 thoughts on “La montagna non uccide …

    • … ma è così semplice scaricare le proprie responsabilità o colpe su altri, in questo caso la montagna. L’approccio di tanti è basato su di una miscela pericolosa: ignoranza (nel senso etimologico) e superficialità. In tanti ritengono (erroneamente) che la montagna sia uno spazio di libertà, dove uno può fare quello che gli pare. Questo è vero, ma il rovescio della medaglia è che ognuno è responsabile di se stesso …

      Iniziato bene il 2014?

  1. Sì, dovrebbe essere perfino banale, eppure non ci si arriva, grazie ad una superficialità pericolosa 😦 Eppure vedi: è inutile continuare ad avvisare, la gente è proprio il pericolo che cerca, salvo capire che il gioco non vale la candela quando è troppo tardi. Ho sentito la dichiarazione di uno sciatore che parlava di “rischio in sicurezza” 😀 Se c’è sicurezza non c’è rischio, se c’è rischio non c’è sicurezza. Come è possibile non capirlo?

    http://www.wolfghost.com

    • … prova ad avvertire del potenziale pericolo uno dei tanti che si allontanano dalle piste. Il risultato sarà sempre lo stesso: “ma và aff…lo! Ma fatti i c…i tuoi! Non rompere! io so sciare” etc. etc.”. Come dico a Giovanotta, il mix di superficialità e di ignoranza risulta altamente esplosivo.
      Rischiare in sicurezza?? Più di una volta mi sono sentito rispondere: “… no problem! tanto ho l’Arva (dispositivo di ricerca elettronico)” . Non è perché si dispone dell’Arva che il pericolo di valanga viene azzerato. Purtroppo molti si sono convinti che disponendo dell’Arva e dei nuovi zaini airbag si possa andare dovunque e in qualunque momento. Errore. Mortale errore.
      Come evidenzi, vi è una ricerca del rischio ma non sempre con una valutazione corretta del livello di pericolo.
      Una delle regole non scritte della montagna è la seguente: meglio tornare una volta di più (saper rinunciare) che non tornare più (morire).

      • Il punto è che se gli sport estremi si chiamano così… un motivo c’è. E le discese fuori pista devono essere considerate tali. Bisogna essere assolutamente consapevoli di questo. Se poi uno decide di andare lo stesso… bé, è stata una scelta sua, ma poi non ci stupiamo.

        http://www.wolfghost.com

    • … quanto mi scrivi non mi stupisce, per nulla. D’altronde cosa si può pretendere da una redazione che difficilmente produce indagini e altrettanto difficilmente capisce qualcosa di montagna?? L’Arva trasmettitore satellitare è solo una delle numerose perle del nostro Tg, meglio noto come Tg Kabul per la sua spiccata parzialità nel dare le poche notizie che agitano la Valle.

  2. …@Wolf: per anni ho praticato sport considerati estremi (free climbing, arrampicata su cascate di ghiaccio) eppure mai li ho percepiti come tali. Questo però non mi ha impedito di rispettare regole di buon senso (scalare una cascata prima che il sole apparisse, evitare le cascate sotto i canaloni da valanga, etc.) che ora sono disattese dalle nuove leve. Un esempio: risalire la cascata in pieno sole e anche nel pomeriggio! Significa giocare alla roulette russa con la propria vita …

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