Se volete una vera politica di destra …

… se volete una vera politica di destra lasciate andare al potere i partiti di sinistra e vedrete il miracolo operare. Se volete eliminare certe resistenze, ancorate ad un passato quasi remoto, lasciate che sia uno di sinistra a fare il lavoro sporco. Lo farà con abnegazione e precisione. La direzione del PD di ieri sera ha, di fatto, sancito l’applicazione delle linee guida del pensiero berlusconiano. L’eliminazione\modifica\neutralizzazione dello Statuto dei lavoratori è sempre stato un cavallo di battaglia del cittadino di Arcore. Ma il PD di “camicia bianca” si dimostra oramai da tempo un fedele esecutore del precitato pensiero e per nulla imbarazzato da tale rifermento ideologico.

Non per niente il “diversamente condannato” tace, felice come una pasqua di vedere il proprio progetto politico messo in atto da uno di sinistra. Una vera goduria per Silvio! … un po’ meno per l’ItaGlia e gli itaGliani.

Il problema non è l’offerta, bensì la domanda …

… Roma, 23 set. (Adnkronos) – Agire sulla leva della domanda per riavviare l’occupazione. Il premio Nobel 2001 per l’economia Joseph Stiglitz conferma che continuare a insistere sui meccanismi della flessibilità e sulla deregolamentazione del mercato del lavoro (come si sta facendo nei Paesi dell’Eurozona) non genera nuovi posti di lavoro. “Si è parlato tanto delle riforme strutturali dei Paesi Ue. Ma non tutti i cambiamenti -ha affermato Stiglitz nelle lectio magistralis che ha tenuto nel pomeriggio all’Auletta dei gruppi Parlamentari della Camera- sono corretti, alcuni non lo sono. La gente quando vede l’etichetta ‘riforma’ pensa che sia automaticamente una cosa positiva, in realtà, questa etichetta può nascondere cose negative”. “Attualmente -ha aggiunto- le riforme strutturali sono quasi tutte viste dal lato dell’offerta ma non è questo il problema. Il problema è la domanda. Se si abbassano retribuzioni, stipendi e pensioni, se si indeboliscono gli ammortizzatori sociali, scenderà la domanda aggregata e si inaspriranno i problemi dell’occupazione e il quadro macroeconomico. Ci sono momenti in cui le riforme indeboliscono ancora di più l’economia. I Paesi che hanno mercati del lavoro molto flessibili non hanno evitato la crisi”.

Beninteso il passaggio in neretto non è stato divulgato dai ripetitori del pensiero unico, perché la vera notizia era la seguente dichiarazione di Stiglitz: “Il premier Matteo Renzi sta facendo nel complesso le cose giuste ma le sue mani sono legate”. Questa, invece è stata ripetuta per bene … 

Ma non finisce qui. Sempre Stiglitz, circa il fumoso accordo commerciale TTIP, risulta molto chiaro: “L’accordo di libero scambio tra Ue e Stati uniti è iniquo. L’Europa non dovrebbe firmarlo”. Lo sostiene Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, cha ha parlato del l Ttip nel corso di una lectio magistralis nella nuova aula dei gruppi parlamentari della Camera. Alla domanda di eunews sui motivi per i quali l’accordo non dovrebbe essere sottoscritto, il professore spiega che “si tratta di un accordo la cui intenzione sarebbe di eliminare gli ostacoli al libero commercio. Tuttavia – aggiunge – gli ostacoli al libero scambio sono le regole per la tutela dell’ambiente, della salute, dei consumatori, dei lavoratori”.

Chi è il terzo esportatore di armi … ???

… domanda: chi è il terzo esportatore di armi al mondo, dopo Stati Uniti e Russia?

… dai, è facile …

… come? l’Italia? No, non siamo noi. Anche qui non siamo più competitivi. Colpa dell’art. 18, ovviamente;

… no, non sono i nostri cugini francesi;

… nemmeno la Gran Bretagna;

… sì, sì … sì è proprio lei, la Germania! Proprio lei, che per legge non può fornire armi se non a paesi neutrali, come la Svizzera o la Svezia, oppure a Stati alleati. Risulta, quindi, inspiegabile come Israele e\o l’Arabia Saudita risultino tra i suoi migliori clienti. A quanto pare la qualità tedesca ha un forte richiamo anche nel settore delle armi.

 

Il link dove trovate la notizia è il seguente: http://blogs.reuters.com/great-debate/2014/09/22/the-worlds-no-3-arms-exporter-germany/

 

Una Europa senza €uro … ??

… di primo acchito, alla domanda “può esistere una Europa senza l’Euro, in tanti rispondono in modo negativo. L’Europa è inscindibilmente legata alla sua moneta, e viceversa. Da ciò, l’impossibilità materiale di uscire “solo” dall’Euro senza determinare una contemporanea scomparsa dell’Unione.

Però … però alcuni dati dovrebbero farci riflettere sulla (presunta) impossibilità di un abbandono dell’€uro. Ad esempio che, su 28 paesi membri dell’Unione europea, ben 10 (diconsi DIECI) posseggono ancora la loro moneta e non l’€uro.

Quali sono? Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovenia, Romania, Estonia, Bulgaria e Croazia.

A questi dovremmo, poi, aggiungere 4 Stati che non fanno parte dell’Unione europea e non adottano l’Euro ma hanno aderito a Schengen: Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein.

Senza dimenticare l’Irlanda, che ha adottato l’Euro ma non ha ratificato Schengen. Per non dire della Gran Bretagna che, pur facendo parte dell’Unione europea, ha mantenuto la sua cara e amata Sterlina e ha deciso di non far parte di Schengen.

Quindi, siamo così sicuri che senza l’€uro non vi sarebbe più Europa?

Katainen chi?????? …

… Fonte: La Stampa del 21 luglio 2011

“Il Partenone, e alcune isole elleniche, in cambio della salvezza della Grecia. Sono queste le condizioni poste dalla Finlandia per concedere nuovi prestiti alla Grecia, la cui sopravvivenza dipende ormai dai leader del Vecchio Continente. Helsinki vuole precise garanzie da Atene, ovvero l’Acropoli, il Partenone e le isole. Secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche, i finlandesi avrebbero posto come “red line” delle garanzie affidabili, e hanno fatto il conto che la Grecia possiede 300 miliardi di beni dello Stato che potrebbero soddisfare questa richiesta.

A ribadire la questione era stato ieri il premier finlandese Jyrki Katainen, alla vigilia del vertice straordinario dell’area euro sui nuovi aiuti alla Grecia. «La Finlandia considera irrinunciabile la questione dei collaterali» riferendosi appunto elle garanzie sui prestiti concessi.

Il paese scandinavo ha inoltre puntualizzato che potrebbe accettare come garanzie beni immobiliari posseduti dallo Stato greco o partecipazioni azionarie in società di gestione immobiliare create dalla Grecia. Queste rigidità in parte sembrano legate alle recenti elezioni nel paese, nelle quali il fronte dei contrari ai programmi di salvataggio in ambito Europeo si è molto rafforzato. Peraltro secondo un sondaggio pubblicati dal quotidiano Helsingin Sanomat, una schiacciante maggioranza di finlandesi, l’86 per cento chiederebbe al governo di tenere una linea intransigente sulla questione.”

… e volete che un simile personaggio cambi idea in merito all’austerità espansiva, al rigore nei conti pubblici, ai tagli nella spesa pubblica?

Chi vuole la guerra alle porte dell’Unione europea?

… i giorni passano, ma la situazione in Ucraina non lascia adito a pensieri intrisi di ottimismo o di speranza. Tra sanzioni economiche dell’Unione europea e contro sanzioni russe; tra presunte (?) invasioni russe e minacciose promesse di truppe NATO nei luoghi dei combattimenti, rimango perplesso per come il buon senso paia essere scomparso. Soprattutto tra i dirigenti dell’Unione europea.

Ma vogliamo scatenare una guerra proprio dietro l’angolo di casa nostra? Ci teniamo così tanto a ricreare una situazione stile estate 1914, in cui nessuno voleva la guerra (quella che sarebbe diventata la Prima guerra mondiale) ma tutti rispettarono il distruttivo meccanismo delle alleanze?

Chi di noi è disposto a morire per l’Ucraina?